October 11, 2009
  • Quotation

    Lo confesso: fino a ieri ignoravo serenamente l’esistenza di Herta Müller. Conosco a memoria molte formazioni di serie A e quest’anno purtroppo anche di B, so chi è Patrizia D’Addario, ma che Herta Müller fosse una scrittrice romena di lingua tedesca, perseguitata da Ceausescu e autrice del fondamentale romanzo «Il paese delle prugne verdi» mi era del tutto ignoto. Intendiamoci. Ogni tanto leggiucchio qualcosa anch’io. Per cui, se i saggi scandinavi avessero assegnato il Nobel per la letteratura a Cormac McCarthy o a Philip Roth, mi sarei sentito di colpo coltissimo, essendo scrittori di cui ho sbirciato le copertine nei ritagli di tempo lasciati dalla serie B e dalla D’Addario. Invece la scelta di Stoccolma mi ha sprofondato nello smarrimento. Dapprima mi sono auto-flagellato, dandomi del provinciale: in Germania la Müller è piuttosto nota e al festival di Mantova ha riempito la sala di fan. Possibile che la mia educazione letteraria non riesca a uscire dal ristretto cerchio degli autori di lingua inglese? Poi me la sono presa con i giurati: razza di snob che non siete altro, volete decidervi a premiare ogni tanto uno scrittore che ho letto anch’io?

    Eppure domani in libreria ordinerò prugne verdi. In un mondo dove tutti non fanno che chiedere di essere rassicurati nelle proprie convinzioni, comprando i libri di chi già conoscono e cercando sui giornali le opinioni di chi già la pensa come loro, le scelte strabiche del Nobel servono almeno a questo, ad allargarci un poco la mente.

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