Torna indietro con una lametta. Dice: “Questa eliminerà il prurito”. Mi passa due volte la lametta sopra un ponfo all’interno del polso: la minuscola x si arrossa mentre il sangue affiora alla superficie appena tagliata.
Sono troppo stupita per parlare, e così Big Guy continua a incidermi le x sui ponfi di braccia e gambe.
Adesso, penso, adesso sì che potremmo diventare fratelli di sangue.
Ma non è questo che Big Guy ha in mente, e alla fine mi è chiaro. Mi sottopongo alle sue cure rudimentali finché non mi incide una x sulla spalla. D’un tratto abbassa la testa finché sulla mia pelle non c’è la lametta; c’è la sua bocca.
Prima di allora ero stata baciata solo una volta. Da uno che mi aveva fatto pensare a quei bambini che coprono il rubinetto con la bocca quando bevono da una fontana. Dopo che mi ero staccata da lui, quel tizio aveva detto: “Sette più”.
Big Guy sta per baciarmi.
Ed ecco la cosa più eccitante della mia giovane vita: mi bacia.
E capisco che tutto questo tempo passato a non toccarci è stato come andare in spiaggia a bordo di una macchina con i finestrini chiusi, così poi l’acqua sembrerà molto più fredda.
Quando riesco a riprendermi, minimizzo quello che potrebbe succedere. Dico la battuta fica che tenevo da parte per l’occasione; dico: “Smettila, Big Guy. Smettila ancora un po’”.
E allora Big Guy dice la battuta fica che lui teneva da parte per l’occasione, o che magari, trattandosi di Big Guy, ha inventato al momento. Dice: “Do sempre a una donna quello che vuole, che lo voglia o no”.
E a questo punto la finiamo con gli scherzi; e del tutto. Ci sdraiamo sul divano, dimenandoci come vermi nella cenere.
[Amy Hempel, Dove sei più donna, da Ragioni per vivere (2009), Mondadori, traduzione di Silvia Pareschi]