August 20, 2009
  • Nella mangiatoia

    Andò alla mangiatoia e cominciò a spogliarsi, levarsi cioè giubbetto e scarponi e allentare qualche legaccio. Poi smosse i grevi musi delle bestie e volteggiò dentro la greppia, tirandosi fin sul collo il foraggio. Si voltò con la faccia alla parete, per sottrarsi al fiato e lecco degli animali. Aveva la testa completamente vuota, godeva soltanto di quell’umido calore e della liberazione delle caviglie dal segante peso degli scarponi. La tenebra era assoluta, squadrata, qualcosa di marino nell’alitare dei bovini, e sempre più sleepily egli tendeva l’orecchio ai suoni: lo sfregamento di un zolfino, il rombo pieno del fiume, il tamburellare (ora così piacevole) della pioggia sul tetto e, fuori, le voci rauche di Miguel e delle sentinelle. Fece in tempo a pensare, molto precariamente, a quanta abitudine aveva fatto a Gambadilegno e come lo disagiasse il pensiero di lasciarla. Sedentarietà… partigiana? Poté ancora percepire, già nel pozzo della narcosi, l’ampio, ruvido, caldissimo leccare del bue sul suo braccio abbandonato.

    Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny

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